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Ingegneria, gli studenti scaldano i motori e progettano una «Formula 1» elettrica Ingegneria, gli studenti scaldano i motori e progettano una «Formula 1» elettrica
11/5/2023
Ingegneria, gli studenti scaldano i motori e progettano una «Formula 1» elettrica
UNIBG. Si chiama E-Racing Bergamo ed è il team nato da sessanta giovani iscritti all’ateneo. Obiettivo: partecipare al campionato Sae e riuscire a realizzare una vera monoposto. Ci sono le lezioni, i libri, i corsi, gli esami. Ma c’è anche un’applicazione concreta e immediata, il frutto dell’impegno e dell’ingegno di giovani universitari: pensare, progettare e realizzare – praticamente da soli – una monoposto elettrica da corsa, «stile» Formula 1. Si chiama E-Racing Bergamo ed è il team nato da un numeroso gruppo di studenti di Ingegneria dell’Università di Bergamo con l’obiettivo concreto di partecipare al campionato di Formula Sae (acronimo di Society of automotive engineers, l’ente internazionale degli ingegneri dell’automotive), appunto una competizione universitaria internazionale dedicata alla progettazione e produzione di una monoposto elettrica. La fase di «disegno» è ormai in dirittura d’arrivo, intanto è scattata la ricerca degli sponsor per realizzare la vettura: indicativamente, servirebbero circa 125mila euro. «Questo percorso è nato circa un anno fa – racconta Alessio Culatti, studente di Ingegneria meccanica, ideatore del progetto –. Cercavo degli stimoli che andassero oltre gli argomenti delle lezioni, qualcosa che potesse spingere ulteriormente uno studente verso i propri sogni. Così mi sono imbattuto nel campionato della Formula Sae; mi ha colpito molto e ho deciso di muovermi per creare un team all’interno dell’Università di Bergamo». Alessio ha iniziato a contattare alcuni professori, a diffondere la voce tra amici e compagni di corso; presto l’idea ha iniziato a camminare di buon passo, grazie alla condivisione di questo sogno: «Abbiamo spiegato l’idea di costruire una vettura elettrica grazie alle competenze degli studenti dell’università, sia per metterci alla prova sia per essere promotori di mobilità sostenibile – prosegue l’universitario –. Così in poco tempo abbiamo raccolto la disponibilità di 150 studenti. Abbiamo iniziato a dividerci in “reparti”, ciascuno dei quali dedicato a un aspetto del progetto: dopo diversi incontri si è formato il gruppo di 60 persone che ancora oggi sta lavorando costantemente su questi obiettivi, con incontri settimanali per mandare avanti la progettazione».
Non è un gioco da ragazzi. È trasfondere in concreto, in un progetto vero e proprio, quelle nozioni che ciascun corso dell’università insegna con un taglio più teorico: «Quello che ci dà grande carica – sorride Alessio – è la passione per il mondo delle corse e la possibilità di unirla ai nostri studi. Per la progettazione della monoposto siamo a buon punto, quasi a compimento».
Non sono certo delle «macchinine», quelle della Formula Sae: «La monoposto costruita da un’università svizzera ha da poco ottenuto il record di accelerazione da 0 a 100 km/h, meno di un secondo». Oltre all’ingegneria, c’è un lavoro anche di «marketing»: «Ora siamo impegnati sul fronte della raccolta di sponsor, per trasformare in realtà il progetto – prosegue Alessio Culatti –. Ci siamo costituiti in associazione sportiva dilettantistica come E-Racing Bergamo, abbiamo ideato un business plan e vogliamo presentare il nostro progetto a realtà imprenditoriali che abbiano la volontà di sostenerci: vogliamo costruire un legame col territorio di Bergamo per dar vita al progetto». Un orizzonte temporale c’è: «L’obiettivo – conclude l’ideatore dell’E-Racing Bergamo – è partecipare a maggio 2024 alla tappa del Sae Italy (l’evento italiano del circuito internazionale della Formula Sae, ndr) che si terrà a Varano de’ Melegari, in provincia di Parma. A questa competizione abbiamo la possibilità di partecipare presentando anche solo il progetto, e non già la macchina costruita, perché oltre alle gare c’è anche una parte di valutazione della progettazione, della sostenibilità, dell’innovazione».
Fonte: Luca Bonzanni, Eco di Bergamo